domenica 9 agosto 2026

Cristallini

 
Tornare alla forma del romanzo, della storia raccontata con i fatti che accadono e i personaggi che si prendono piano piano la loro vita è stato davvero emozionante.

Ora che Cristallini, il mio nuovo romanzo, è finito mi fermo a guardarlo, come si guarderebbe un quadro, un bambino, un paesaggio e lo guardo come se fosse un altro affresco dipinto da me per voi, con lentezza e incertezze, in attesa delle idee addormentate, nascoste, impreviste. 

Il teatro di Girotondo – il mio ultimo libro pubblicato nel 2024, che andrà finalmente in scena a novembre 2026 – è roba fisica, dialogo serrato tra caratteri e storia, vite vissute e respirate sulle meravigliose tavole di un palco. 

Il romanzo sociale, come il nuovo Cristallini, è invece un percorso più intimo, silenzioso, che non richiede tempi scenici "attraenti" e trovate attoriali utili a tenere il pubblico in uno stato di vivace partecipazione durante la recita. 

Ho scritto questo romanzo ugualmente per strada, seduto ai vari caffè della Sanità a Napoli, camminando tra la gente, ascoltando i loro discorsi, respirando i loro umori ma poi ho lasciato che le persone-tipo proseguissero lungo i loro passi, a volte imprevedibili e inattesi nonostante la più accesa immaginazione messa in campo di chi osserva per scrivere. Alcuni hanno nomi veri, altri di fantasia ma tutte e tutti hanno vissuto le storie che racconto.
Indubbiamente fantasiose, indiscutibilmente vere.

Ma cosa c'entra un libro con la fotografia?

Questo nuovo romanzo Cristallini uscirà nel 40° anniversario della mia prima mostra personale di fotografia che si inaugurò l'8 novembre 1986 nella mitica galleria Il Campo di Cava de' Tirreni, grazie all'aiuto affettuoso dell'amico Carlo Catuogno. 

Quarant'anni sono tantissimi, soprattutto se li guardi dalla coda. Ho visto tramontare in questo scarso mezzo secolo quella che a me sembrava l'unica espressione d'arte praticabile: la fotografia. A quell'epoca l'avrei definita intramontabile. Tuttavia, a pensarci bene, non credo sia stato l'astro della fotografia a scendere dietro all'orizzonte quanto piuttosto è stato il pubblico che mi è cambiato intorno, migrando verso il variopinto mondo dell'estetica, delle ripetizioni di stereotipi e dello sterile star system.

Il pubblico che si è allontanato da quel dito che impertinente operava quel click, portando in ogni scatto le mie idee personali sul mondo che avrei voluto cambiare. Sì, con quei timidi fotogrammi pieni di passione e coraggio quasi clandestino. Un artista è artista per cambiare il mondo! Non ho più paura a dirlo. 

Per fortuna ci resta la letteratura per dire esattamente le stesse cose ma con dei tempi molto più lunghi. È proprio questa la salvezza: il tempo lungo che serve per scrivere e quello lungo che serve per leggere. Nella storia raccontata, a parlare nel chiuso di un libro trovano posto, pagina dopo pagina, tutte le cose che ho cominciato a dire con la fotografia e non è quindi un caso che Cristallini sia dedicato "al mio antichissimo fiore Peppino Impastato" perché è un romanzo che parla di criminalità popolare, di omertà, di silenzi complici e colpevoli. (Antichissimo fiore è la mia ricerca fotografica del 2005 "dedicata a Peppino Impastato e ai giovani siciliani che combattono la mafia").

Anche in Cristallini c'è un ragazzino che si chiama Peppino, figlio di una famiglia collaterale alla camorra che viene coinvolto, nonostante la sua giovanissima età, nei luridi giochi degli adulti. Non c'è relazione tra i due Peppino. Uno fu ammazzato dalla mafia/stato che combatteva, l'altro speriamo si salverà da quel mondo oscuro dopo che l'ultima pagina si sarà chiusa tra le vostre mani. 

Ma il piccolo Peppino si salverà solo se qualcosa cambierà. Altrimenti no. 

Si può cambiare anche attraverso un romanzo sociale, come attraverso la fotografia sociale a patto che... chi scrive e chi legge prenda posizione su ciò che ci circonda e che rende il nostro mondo quello che effettivamente è. Senza chiudere occhi, orecchie e nasi. 

Uno dei personaggi di Cristallini, parlando proprio della nostra posizione nel mondo, dice "Mai in mezzo!"

Ironia della sorte: io da piccolo ero un ragazzo molto timido!

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao Ico sempre nel cuore
Non vedo l'ora di leggerlo
Ugo